una punta nel mezzo

Punta di mezzo, Campo dei Fiori, 1227 metri.

Tutto è iniziato un po’ per caso, come spesso accade. Chissà cosa succede se lascio questo quadernino qui, ho pensato. Era il 2 dicembre 2024, il giorno prima del mio 26° compleanno. Il sole stava sorgendo, le mie amiche stavano già scrivendo i loro pensieri, e io ero tanto felice. Poi siamo scese e tutto ha ripreso a scorrere normalmente. Il tempo passava, e ogni tanto, da giù, tra la frenesia della città, pensavo a quel quadernino viola. Avrà superato l’inverno? Forse avrei dovuto mettergli una roccia in più accanto, per proteggerlo. La primavera l’avrà scaldato, dai. E poi ci avrà pensato l’estate ad asciugare fino all’ultima gocciolina, o lacrima assorbita. Qualcuno l’avrà notato? Avrà conosciuto inchiostri diversi, mani diverse, storie simili? Oggi è il 17 settembre e l’autunno inizia a farsi strada tra le foglie che cadono. È il giorno giusto per ritornare, prima di lasciare Varese, la famiglia, ancora, cadendo un po’ come quelle foglie. Ti va di venire con me Benni? Devo andare a trovare una cosa, che ho lasciato l’anno scorso, poi ti spiego meglio. Chissà se c’è ancora, chissà se c’è ancora, chissà se c’è anc…. Eccolo! È qui Benni! Esattamente dove l’avevo lasciato. Oh no, ma è tutto bagnato, la plastica non ha retto. Qualche animale ha cercato pure di mangiarsela. Aspetta Franci, vediamo se riusciamo ad aprire pagina per pagina. Così, piano piano. Guarda, qui qualcuno ha lasciato una lettera. Caro amore mio. No Benni, non ce la faccio. Leggila tu. In quel momento l’ho sentito, ciò che resta. Un istante largo, una punta nel mezzo del vuoto, una connessione che partiva da quel pezzo di carta sporco e bagnato, attraversava noi due, per dilatarsi nel passato e nel futuro, oltre ogni limite dello spazio, arrivando fino al suo caro amore che non c’è più, abbracciando l’universo tutto. In un istante ho visto tutta la loro storia, la mia e la tua. Ho gli occhi umidi, mi sa che l’estate si è dimenticata qualche gocciolina. Sono tornata a casa e ho passato tutta la sera ad asciugare col phon pagina per pagina, come se quelle parole fossero delle piccole verità da salvare. Questo è ciò che di quel quadernino resta. Pagine strappate, sporche di terra, cucite di poesia. Non potevo tenerle per me. Le cose belle non si possono tenere per sé. Ora le ho messe in un contenitore un po’ più resistente. Insieme c’è un nuovo quadernino. Qui potete lasciare i vostri pensieri e consegnarli ai movimenti imprevedibili del vento. Ci penserà lui a creare connessioni. A proteggere ciò che resta.

p.s. una volta chiesi ad una mia cara amica che cosa restasse delle cose e delle persone quando se ne vanno. Lei mi sorrise e basta. Capii dopo un po’ di anni che con quel sorriso mi stava dicendo che è l’Amore ciò che resta.

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