una penna verde

Sembrava la fine di un film.

E invece è l’inizio, l’ennesimo.

Una lenta camminata verso casa. Sono le 10 di sera. In lontananza sento dei fuochi d’artificio, o forse sono tuoni. C’è uno strano silenzio. Devo cambiare paio di scarpe, mi fanno male le dita. Poi la tua macchina che riparte, ma io non mi volto. Il trucco è non guardare mai indietro, franci. E io obbedisco. Lo faccio quando mi sento sopraffatta dalle emozioni e pensieri che non riesco a gestire. Obbedisco, a qualsiasi persona mi ispiri un minimo di fiducia. Assorbo senza fare domande. Non voglio aprire quella porta. Non voglio sentire. Mi aggrappo e mi lascio trasportare. “Non so prendere decisioni oggi”. Guarda dritto franci, un passo dopo l’altro, un tuono dopo l’altro. Ho in mano una penna verde con un piccolo panda disegnato sopra. Questa puoi usarla sia per scrivere che per correggere, visto che ora diventi prof, vero? Mi hai detto. Ho fatto gli ultimi passi con lo sguardo fisso su questa penna. Non ti voltare, franci. Ora che diventi prof, vero? Sorrido e sento che mi si stanno bagnando gli occhi. Voglio stare qui, non voglio partire. Ma no, che dico? Non aprire quella porta. Un passo dopo l’altro. Una penna verde. Un abbraccio caldo.

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